Su Youtube gratis il documentario di Andrea Sbarretti sul terremoto del 2016

Su Youtube gratis il documentario di Andrea Sbarretti sul terremoto del 2016

Il lungometraggio, distribuito sulla piattaforma di MYmovies, in questi anni ha ottenuto diversi riconoscimenti nei Festival

Sono passati 10 anni da quel 30 ottobre 2016, quando un scossa fortissima (magnitudo 6.5) colpì la cittadina umbra. La storia poggia su una premessa cruciale: fu un miracolo che nessuno perse la vita. Avvenendo di domenica mattina e dopo settimane di scosse più lievi che avevano già spinto la popolazione a dormire fuori o nei moduli abitativi, la devastazione delle case non portò a perdite umane. Da quel momento di sollievo, però, ha inizio il vero nucleo del documentario: il racconto di una lunga, logorante attesa e delle promesse istituzionali non mantenute.  

Il regista Andrea Sbarretti ha frequentato e vissuto per tre anni le pendici dei Monti Sibillini. Ha raccolto la voce spontanea di circa 20 abitanti del posto (allevatori, residenti, anziani) che interpretano se stessi, senza mettersi in posa o seguire copioni. Il documentario segue l’alternarsi delle stagioni — tra il fango, il freddo pungente e la neve che copre Castelluccio di Norcia — documentando in modo maniacale la geografia dei luoghi feriti. Tra le macerie emergono spaccati di assoluta normalità e resilienza: un uomo che accudisce i suoi cavalli isolati o alcuni residenti che giocano a morra tra i resti del proprio paese.  Il racconto getta una luce cruda sui paradossi istituzionali e sulla farraginosa macchina burocratica che ha bloccato la Valnerina, rallentando la ricostruzione e lasciando per anni i cittadini in una situazione di sospensione.  Il rischio principale sollevato dai protagonisti è quello dello spopolamento:  non è tanto la difficoltà strutturale di tirare su muri in cemento armato, quanto la progressiva distruzione del tessuto sociale. Senza una comunità attiva, si va verso l’abbandono definitivo e lo spopolamento delle valli.  

Invece di cercare il sensazionalismo del crollo o il pianto a favore di telecamera, Sbarretti lavora sulla stasi. La macchina da presa si ferma a contemplare i tempi lunghi dei borghi della Valnerina, dove il tempo sembra essersi congelato. Le macerie non sono mostrate come “cronaca”, ma come elementi di un paesaggio interiore, specchio dell’anima dei residenti. Viene filmata la natura (il fango, la nebbia, la neve) non come semplice sfondo, ma come co-protagonista. C’è un forte contrasto poetico tra l’immobilità e la durezza della burocrazia umana e la ciclicità indifferente ma vitale della natura, che continua a fiorire e a cambiare colore nonostante le ferite dell’uomo. 

Gli abitanti non sono intervistati nel senso classico; la telecamera si limita a pedinarli nelle loro routine; questo approccio, che si rifà alla grande tradizione del documentario d’autore italiano, restituisce ai protagonisti una dignità epica: non sono visti come “vittime da commiserare”, ma come custodi resistenti di una civiltà che rischia di scomparire. Il film non cerca risposte facili o consolatorie, ma preferisce sollevare interrogativi etici ed estetici sul senso dell’appartenenza a un luogo, offrendo un’esperienza visiva ed emotiva stratificata. 

Il terremoto di Norcia rappresenta la naturale evoluzione del percorso artistico di Andrea Sbarretti, da anni riconosciuto come il principale portavoce delle storie marginali e dimenticate dell’Umbria. All’interno della sua filmografia, quest’opera si inserisce perfettamente attraverso precise continuità tematiche e stilistiche, fungendo anche da ideale “secondo capitolo” su questo specifico dramma già affrontato nel film “Il lento inverno” (2018) dove il regista raccontava il dramma del sisma a ridosso dell’evento. Se quel primo film era un’opera di finzione (pur radicata nella realtà) che spiegava le difficoltà e lo spaesamento degli allevatori durante il secondo inverno dopo le scosse, “Il terremoto di Norcia” vi si inserisce come un bilancio reale e definitivo a lungo termine. Il regista torna negli stessi luoghi anni dopo, abbandonando la finzione per fotografare la stasi della ricostruzione attraverso il documentario puro. Il film si colloca nello stesso solco antropologico di un altro suo grande successo, Su queste montagne, focalizzato sulla vita isolata dell’eremita Pietro a Ferentillo. Entrambe le pellicole condividono l’amore profondo del regista per la Valnerina, intesa come un territorio aspro, rurale e distante dai circuiti della modernità, dove si indaga la tenacia e la solitudine degli “ultimi testimoni di un mondo rurale ormai perso nel tempo”.  

Il terremoto di Norcia opera una sottrazione visiva totale: 345 inquadrature completamente fisse, assenza di musica extradiegetica e audio esclusivamente in presa diretta. Il film ha ricevuto diversi riconoscimenti nei Festival ed è stato distribuito sulla piattaforma di MYmovies. In occasione del decennale del sisma, la casa di produzione Anamnesi3 Film ha scelto di pubblicarlo integralmente e gratuitamente . Qui il link https://www.youtube.com/watch?v=oaarwup4Bk8

Norcia Online

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