A Fannì Curi, Lucia Di Mauro e Mirna Pompili il premio “Le Donne di Rita”
Tre storie di dolore e rinascita: madri e mogli che, come la Santa, hanno trasformato la sofferenza in amore e speranza
In occasione della Festa della Mamma, il Monastero di Monastero di Santa Rita da Cascia presenta le tre donne che riceveranno il Riconoscimento Internazionale Santa Rita 2026: storie di maternità segnate da prove profonde, ma capaci di diventare testimonianza concreta di speranza. Sono Fannì Curi, Lucia Di Mauro e Mirna Pompili le “Donne di Rita” di quest’anno: madri e mogli che incarnano i valori più autentici della Santa Rita da Cascia – il perdono, la fede e la capacità di trasformare la sofferenza in amore per gli altri. In un giorno dedicato alla maternità, il Monastero richiama il significato più profondo dell’essere madre e donna, sulle orme di Santa Rita: una figura che ha attraversato il dolore più grande senza smettere di credere nella possibilità del bene.
“In queste donne e madri ritroviamo il volto più autentico di Santa Rita – afferma la Badessa del Monastero – donne che hanno conosciuto il dolore più profondo e che, proprio lì dove tutto sembrava perduto, hanno scelto di generare ancora vita, speranza, amore. In un tempo segnato da divisioni e ferite, le loro storie ci ricordano che il perdono non è debolezza, ma una forza capace di cambiare il cuore delle persone e delle comunità. È questo il messaggio che vogliamo condividere nel giorno della Festa della Mamma: anche nelle prove più dure, è sempre possibile scegliere il bene”.
Le esperienze delle premiate raccontano con forza questo messaggio. Fannì Curi ha conosciuto il dolore della perdita del figlio Luca, nato con una grave malattia cardiaca e sottoposto a più interventi, fino alla morte. Un dolore immenso che non l’ha spezzata. «Ho sempre ringraziato Dio per il dono della vita di Luca», racconta. La sua vita è segnata anche da una scoperta tardiva e dolorosa: la verità sulla sua adozione, che le ha rivelato di non essere stata abbandonata, ma amata da una madre impossibilitata a tenerla. Da quella ferita è nato un percorso di perdono e riconciliazione con la propria storia. Accanto al marito Sante, Fannì ha trasformato il dolore in impegno concreto: volontariato accanto ai più fragili, dalle strade con le prostitute ai senzatetto, fino al sostegno ad altri genitori che hanno perso un figlio. “Tutto l’amore che non ho avuto, sento di doverlo dare”, dice.
Lucia Di Mauro ha vissuto la tragedia della perdita del marito, guardia giurata, ucciso da quattro ragazzi. Tra loro, il più giovane, appena diciassettenne, viene condotto nel carcere minorile dove, grazie all’intuizione di un direttore illuminato e all’incontro con Luigi Ciotti, prende avvio un percorso inatteso. Lucia sceglie di incontrare quel ragazzo e di non fermarsi all’odio: lo accompagna nel tempo, prendendosi cura di lui e continuando ancora oggi a seguirne il cammino. Anche di fronte a un dolore così profondo, ha scelto una strada radicale: quella del perdono, sfidando ogni convenzione per salvare una vita. Una scelta che rompe la logica della vendetta e apre alla possibilità di una giustizia che passa attraverso l’umanità.
Mirna Pompili, dopo la morte della figlia Camilla in un incidente, ha compiuto un gesto di straordinaria compassione verso la donna coinvolta. Ha sentito il bisogno di rassicurarla, dicendole che il suo cuore e quello della sua famiglia non erano abitati dal rancore. Nel tentativo di sostenere l’altra persona, Mirna ha trovato una strada per non cedere alla disperazione, trasformando il dolore in un’esperienza condivisa. Da questo incontro è nato un cammino di fede che ha avvicinato entrambe alla preghiera e ai sacramenti. Una testimonianza che richiama, per molti aspetti, la figura di Santa Rita, capace di attraversare il dolore senza lasciarlo diventare odio.
Le “Donne di Rita” 2026 saranno presentate ufficialmente il 21 maggio alle ore 10 a Cascia. Il giorno successivo, 22 maggio, si celebrerà la Festa di Santa Rita, momento centrale di fede e partecipazione che ogni anno richiama migliaia di pellegrini da tutto il mondo.
Gli stessi valori incarnati dalle “Donne di Rita” si traducono oggi in un impegno concreto attraverso l’azione della Fondazione Santa Rita, ente filantropico nato per volontà del Monastero, che sostiene i più fragili in Italia e nel mondo. Per la Festa 2026, la Fondazione lancia la realizzazione dell’Oasi Santa Rita, un progetto delle claustrali che sorgerà a Porto Recanati: una struttura ricettiva non profit dedicata a persone con disabilità e alle loro famiglie. Non si tratta solo di riqualificare un immobile fronte mare, ma di promuovere un vero cambio di paradigma culturale: dall’assistenzialismo alla piena partecipazione, dall’accessibilità al design universale. L’Oasi sarà uno spazio pensato per garantire autonomia, dignità e qualità della vita, dove il tempo libero, la bellezza, il benessere e le relazioni diventino diritti e non privilegi. Il progetto, sviluppato in più fasi, prevede un investimento stimato di oltre 2,4 milioni di euro e rappresenta una sfida sociale e umana che mette al centro la persona. Per sostenere questo e tutti i progetti della Fondazione, è attiva la campagna di raccolta fondi e sensibilizzazione lanciata in occasione della Festa di Santa Rita. “Il cuore di Santa Rita batte insieme al tuo” è lo slogan che invita a partecipare a questa missione di solidarietà. Per sostenere la missione e ricevere in dono lo speciale bracciale della Festa di Santa Rita, è possibile visitare il sito festadisantarita.org






