Da Terni altro “no” ai progetti eolici e fotovoltaici previsti tra Spoleto, Montebibico e la Valnerina
Folta partecipazione di cittadini e tecnici all’assemblea pubblica “Energia rinnovabile e consumo del territorio” svoltasi a palazzo Primavera
Nutrita e attenta partecipazione dei cittadini, interventi tecnici, preoccupazioni ambientali e un messaggio politico chiaro: la transizione energetica non può tradursi, secondo i promotori dell’iniziativa, in una trasformazione irreversibile del paesaggio umbro. È questo il tema al centro dell’assemblea pubblica “Energia rinnovabile e consumo del territorio”, svoltasi al Palazzo di Primavera di Terni e dedicata ai progetti eolici e fotovoltaici previsti tra Spoleto, Montebibico e la Valnerina e la cabina primaria di Ferentillo che li collegherebbe alla rete elettrica nazionale.
All’incontro, promosso dall’Ordine degli ingegneri della provincia di Terni insieme a comitati e associazioni territoriali e moderato dal Capo di Gabinetto della Provincia di Terni Raffaello Federighi, ha preso parte anche l’assessore regionale Thomas De Luca, presenza che ha dato ulteriore rilievo istituzionale a un confronto che sta assumendo crescente centralità nel dibattito umbro sulla pianificazione energetica. L’assemblea ha riunito cittadini, professionisti e rappresentanti del mondo ambientalista attorno a una critica articolata dei progetti “Energia Montebibico” ed “Energia della Valnerina”, attualmente in fase di Valutazione di impatto ambientale (Via).
Secondo quanto illustrato durante l’incontro, i due impianti prevedono complessivamente sedici aerogeneratori con torri alte fino a 206 metri. Un’infrastruttura definita dai promotori “industriale” e giudicata incompatibile con il contesto storico, paesaggistico e naturalistico dell’Umbria meridionale. Tra le principali criticità evidenziate figurano il forte impatto visivo delle torri eoliche; l’effetto cumulativo determinato dall’intervisibilità dei due impianti e la saturazione visiva che incide sul paesaggio; le possibili ricadute sui beni monumentali di Spoleto, tra cui il Ponte delle Torri e la Rocca Albornoziana; le interferenze con habitat naturali, aree carsiche, sorgenti e acquiferi; l’assenza di una valutazione completa sugli effetti sanitari, sociali ed economici per le comunità locali.
I promotori contestano inoltre la separazione procedurale dei due progetti, ritenendo che debbano essere considerati come un unico macro-impianto diffuso, con infrastrutture e connessioni condivise. Inoltre, è stato evidenziato che su tutta la dorsale appenninica umbro-marchigiana sono previsti almeno 15 progetti eolici industriali che determineranno “un impatto paesaggistico, ambientale, identitario e socio-economico non mitigabile”, alterando in maniera permanente la percezione della Valnerina, della Valle Umbra e delle dorsali montuose.
Particolarmente significativo l’intervento introduttivo dell’assemblea, incentrato sul tema della “consapevolezza” dei territori. Secondo gli organizzatori, cittadini e amministrazioni locali starebbero subendo processi decisionali percepiti come calati dall’alto, in nome di una decarbonizzazione considerata prioritaria rispetto a ogni altra valutazione. Nel corso dei lavori sono stati affrontati diversi aspetti tecnici e normativi: dall’impatto paesaggistico e sanitario degli impianti eolici agli effetti socio-economici e demografici, fino al quadro legislativo nazionale e regionale sulle fonti energetiche rinnovabili ed il tema del“consumo del territorio”, collegando la crescita delle infrastrutture energetiche ai cambiamenti del paesaggio e dell’identità locale.
Tra i relatori presenti: l’architetto Giacomo Giujusa, intervenuto sulle criticità ambientali e impatti sul paesaggio dei progetti “Energia Montebibico”, “Energia della Valnerina” e sulla cabina primaria di Ferentillo; il dottor Armando Mattioli, medico e biologo, che ha affrontato i possibili impatti sanitari, socio-economici e demografici degli impianti eolici; l’ingegner Monica Tommasi, presidente dell’associazione Amici della Terra, intervenuta sul rapporto tra impianti FER e governo del territorio; l’avvocato Marco Luigi Marchetti, docente di Diritto della Transizione Energetica presso l’Università Roma Tre, che ha illustrato il quadro normativo nazionale e la Legge regionale umbra 7/2025.
La presenza dell’assessore Thomas De Luca ha evidenziato anche la crescente dimensione politica del confronto sulle energie rinnovabili in Umbria. Il tema non riguarda più soltanto singoli impianti, ma il modello complessivo di sviluppo energetico regionale, il rapporto tra autonomia energetica e tutela del paesaggio, nonché il ruolo delle istituzioni nella definizione delle aree idonee e dei criteri localizzativi. L’assemblea di Terni ha mostrato come il dibattito sulle rinnovabili stia assumendo una dimensione sempre più ampia, che va oltre la semplice opposizione locale agli impianti. Il punto centrale sollevato dai comitati riguarda infatti la mancanza, a loro giudizio, di una pianificazione energetica organica e condivisa, capace di stabilire limiti, criteri localizzativi e compatibilità territoriali.
Una posizione che punta a distinguere il sostegno alla transizione ecologica dalla contestazione di quello che viene definito un modello di “speculazione energetica industriale”. Resta aperta la questione più complessa: trovare un equilibrio tra gli obiettivi di decarbonizzazione, la necessità di incrementare la produzione da fonti rinnovabili e la tutela di territori umbri ad alto valore paesaggistico, storico e ambientale come la Valnerina, la Valle Umbra, la Valserra e la dorsale appenninica tra Terni e Gubbio, senza dimenticare i territori di Orvieto e Bolsena già presi d’assalto da ingombranti impianti industriali imposti dall’alto e fuori contesto.






