Il Patrimonio Valnerina rilancia: “Progetto Anas ignora i diritti delle comunità locali”

Il Patrimonio Valnerina rilancia: “Progetto Anas ignora i diritti delle comunità locali”

Torna all’attacco l’associazione, che ribatte alle dichiarazioni del consigliere regionale Luca Simonetti sottolineandone i numerosi disagi

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del Comitato Patrimonio Valnerina in merito al progetto Anas:

In riferimento alle dichiarazioni del consigliere regionale Luca Simonetti, il Comitato Patrimonio Valnerina respinge con fermezza una narrazione che continua a presentare il progetto della S.S. 685 “Tre Valli” come inevitabile e strategico, senza affrontarne le gravi criticità giuridiche, sociali ed economiche. Altro che ‘opera che non può essere lasciata indietro’: la Tre Valli, così come progettata nel tratto km 41,5 – 51,5, rischia di essere un’infrastruttura calata dall’alto, che ignora i diritti delle comunità locali e compromette in modo irreversibile il patrimonio collettivo della Valnerina.

Usi civici: un limite giuridico invalicabile

Il progetto insiste su terreni gravati da usi civici, diritti collettivi che non possono essere compressi o eliminati contro la volontà della cittadinanza. Come evidenziato nella diffida predisposta dall’Avv. Valeria Passeri, il procedimento di mutamento della destinazione d’uso risulta viziato e privo dei presupposti normativi richiesti.

In particolare, si evidenzia che la richiesta di mutamento della destinazione d’uso dei beni gravati da uso civico non può essere avanzata da un soggetto terzo quale ANAS S.p.A., ma deve provenire esclusivamente dall’ente titolare, ossia il Comune territorialmente competente o le comunanze agrarie. Una violazione sostanziale che incide sulla legittimità dell’intero procedimento.

La diffida è stata formalmente trasmessa non solo agli enti coinvolti, ma anche alle competenti Procure contabili del Lazio e dell’Umbria, in ragione della dubbia sovrapposizione tra fondi PNRR e risorse destinate al post-sisma. Una circostanza che merita approfondimento, considerando che gli interventi finanziabili nell’ambito della ricostruzione dovrebbero limitarsi al ripristino e all’adeguamento delle infrastrutture esistenti, e non alla realizzazione di nuove opere complesse quali gallerie, rotatorie e viadotti. La mancata unanimità nel Consiglio comunale di Sant’Anatolia di Narco conferma l’assenza di un consenso reale sul territorio e rende l’iter ancora più incerto e potenzialmente illegittimo.

Mancanza di trasparenza e valutazioni incomplete

Ad oggi, nel progetto ANAS non risulta: una valutazione del fenomeno dell’incidentalità legato alla realizzazione della galleria, nonostante studi INAIL evidenzino un aumento del rischio di incidenti mortali in contesti analoghi; un’analisi dell’impatto socio-demografico ed economico sui territori della Valnerina, in particolare sui comuni di Norcia, Cascia, Cerreto di Spoleto e Preci; una verifica chiara e documentata della sussistenza della “pubblica utilità qualificata”. Per questo il Comitato ha formalmente richiesto accesso agli atti al Comune di Sant’Anatolia di Narco, al fine di comprendere su quali basi si stia procedendo.

Isolamento dei territori = impoverimento economico

Contrariamente a quanto sostenuto, il progetto rischia di produrre un effetto opposto rispetto allo sviluppo: l’isolamento progressivo dei centri della Valnerina. Tagliare i flussi locali e deviarli su un’infrastruttura veloce significa svuotare i territori, penalizzare le economie locali e accentuare lo spopolamento. L’isolamento di realtà come Norcia e Sant’Anatolia di Narco non è sviluppo, ma impoverimento.

Serve un cambio di approccio

Il Comitato Patrimonio Valnerina ribadisce che: le infrastrutture devono nascere dal confronto con i territori, non da imposizioni; il rispetto degli usi civici è un principio non negoziabile; ogni opera deve essere supportata da analisi complete, trasparenti e verificabili;

non è accettabile utilizzare la retorica del post-sisma per giustificare interventi che configurano nuovi tracciati e trasformazioni profonde del territorio.

Conclusione

La vera responsabilità politica non è accelerare opere controverse, ma fermarsi quando emergono dubbi fondati e criticità sostanziali. La Valnerina non può essere sacrificata in nome di una visione infrastrutturale che non tiene conto né dei diritti delle comunità né della sostenibilità del territorio.

Il Comitato continuerà a difendere il patrimonio collettivo, la legalità e il futuro della valle in tutte le sedi competenti.

Norcia Online

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