Marcia della Pace a Norcia

Marcia della Pace a Norcia

Marcia della Pace a Norcia, padre Faltas: “Dobbiamo trovare il perdono anche se laggiù non c’è“.

Il francescano direttore delle scuole della Custodia di Terra Santa ai microfoni di Spoletonline durante la marcia che si è svolta nella città di San Benedetto.

In oltre 150 per dire al mondo “Basta guerre” e “Lasciateci in pace”. Si è svolta questa mattina (25 ottobre) la marcia della pace a Norcia. Il corteo si è sviluppato lungo le mura della città del patrono d’Europa, prima di entrare a Porta Romana e concludersi in piazza San Benedetto, dove si sono tenuti gli interventi pubblici prima che l’artista Fabio Gismondi donasse al Comune una splendida opera d’arte, raffigurante una bandiera della Palestina sporca del sangue degli innocenti.

A parlare sono stati il sindaco di Norcia Giuliano Boccanera, il consigliere regionale Letizia Michelini, l’assessore comunale alla Cultura Maria Anna Stella e Padre Ibrahim Faltas, direttore delle 18 scuole della Custodia di Terra Santa.

Proprio con il frate francescano, nato in Egitto ma da oltre 30 anni operante in Palestina, Spoletonline ha avuto il privilegio di intrattenersi per alcuni minuti di confronto costruttivo.

Padre Faltas, il tema della pace è quantomai attuale in un momento di tregua-non tregua come questo, che di fatto non spezza l’assedio di cui è vittima Gaza ormai da due anni. “Noi veramente non vogliamo la tregua, vogliamo il cessate il fuoco definitivo, vogliamo non tornare più a questa guerra, all’odio e alla violenza. Vogliamo la pace in questa terra, la terra della pace che da 70 anni non vede pace. Il nostro messaggio è semplice: ‘basta guerra, basta violenza, basta vendetta’. Come tutti i bambini del mondo, anche i bambini di Gaza, della Terra Santa, che siano palestinesi o israeliani, vogliono vivere in pace. Tutti hanno sofferto in questa guerra: palestinesi israeliani, cristiani musulmani, ebrei. Tutti hanno sofferto moltissimo, la situazione è terribile, sono stati due anni di inferno. Speriamo che non tornino più. A tutta la comunità internazionale e a tutti i potenti del mondo diciamo: ‘Dovete lavorare per rialzare la pace in Terra Santa’, perché senza la pace in Terra Santa, soprattutto a Gerusalemme, non ci sarà mai la pace nel mondo”.

Lei è un uomo di fede ma anche una persona estremamente pratica. Quindi da laico le chiedo: a chi conviene tutto questo odio? A chi giovano realmente 70 anni di guerra? “Papa Francesco diceva sempre che la guerra è una sconfitta per tutti. E veramente lo è stato, come tutte le guerre che sono state fatte. Chi ha guadagnato da questa guerra? Quello che sta succedendo lì lo riassumo sempre in una frase: è un massacro fra tante persone che non si conoscono, nell’interesse di poche persone che si conoscono ma che non si massacrano tra loro. Ogni volta che siamo vicini a un accordo di pace succede qualcosa che rovina tutto”.

Gli ultimi che ci provarono davvero furono Arafat e Rabin. “Sì, 30 anni fa con gli accordi di Oslo. Ma entrambi sono stati uccisi poco tempo dopo. Insieme a loro è morto il processo di pace. Da allora 30 anni di guerra, odio e vendetta senza mai realizzare la pace dei due stati per due popoli”.

Sentiamo spesso i leader israeliani, persino nelle sedute parlamentari, citare a memoria l’Antico Testamento per motivare l’eccidio di innocenti. Come è possibile, nel terzo millennio, che ancora si usino i testi sacri che accomunano ebrei, cristiani e musulmani per compiere determinate efferatezze? “Non so come sia possibile. So che noi dobbiamo avere il senso del perdono. Purtroppo là il perdono non esiste, al suo posto c’è la vendetta. Noi abbiamo bisogno di perdono, è quello che vogliamo noi e che chiediamo oggi a San Benedetto: che lui unisca tutto, unisca questi due popoli per viverre in pace in questa terra, perché il Medioriente ha bisogno di stabilità politica e convivenza pacifica. Ed è quello che vogliamo vedere anche in Terra Santa”.

Norcia Online

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