Prosegue a Postignano la manifestazione “Un Castello all’orizzonte”

Prosegue a Postignano la manifestazione “Un Castello all’orizzonte”

Sabato il vernissage della mostra di fotografia di Luciano Ferrara dal titolo “Corpi in relazione”, a cura di Arianna Catania

A Castello di Postignano, nell’ambito della manifestazione culturale “Un Castello all’orizzonte”, sabato 16 maggio alle ore 18, presso l’appartamento Sabbioneta, si terrà il vernissage della mostra di fotografia di Luciano Ferrara dal titolo “Corpi in relazione” a cura di Arianna Catania. L’esposizione potrà essere visitata fino al primo novembre tutti i giorni, dalle 10 alle 20, con ingresso gratuito.

A proposito del lavoro di Luciana Ferrara, Arianna Catania afferma: “È una fotografia che nasce dentro le situazioni, non le osserva da lontano. È una fotografia di presenza, costruita sul tempo condiviso e sulla relazione diretta con i corpi e con le scene che questi corpi abitano. Le immagini in mostra attraversano ambiti differenti – arte, teatro, performance, ritualità, vita urbana – ma sono tenute insieme da una medesima postura dello sguardo: partecipata, empatica, mai neutrale, mai spettacolare. Il corpo è il fulcro di questo lavoro. Corpo che agisce, che si espone, che prende posizione nello spazio. Corpo come luogo di possibilità, ambiguità, trasformazione. Ferrara non ricerca il gesto esemplare né l’icona definitiva: accompagna i processi, osserva l’evento mentre accade, senza giudizio. La fotografia diventa così esperienza relazionale prima ancora che immagine fissa. Nella Napoli degli anni Ottanta e Novanta, attraversata da una ricca scena culturale, Ferrara partecipa a un contesto in cui arte, teatro e vita urbana si intrecciano. Le fotografie che ritraggono Andy Warhol, Joseph Beuys e Keith Haring non li restituiscono come figure mitiche e lontane, ma come presenze immerse in un tessuto vivo. L’artista non è isolato dal mondo: è corpo tra i corpi. Emblematica, in questo senso, è la serie delle fotografie dedicate a Warhol nella galleria di Lucio Amelio il 1° aprile del 1980, in cui l’artista non è soltanto ritratto mentre fotografa, ma scatta lui stesso una fotografia a Luciano Ferrara. Il fotografo entra così nel campo visivo, rendendo esplicita la natura relazionale dell’immagine: non più uno sguardo unidirezionale, ma una scena in cui chi fotografa e chi è fotografato si riflettono reciprocamente. Allo stesso modo, nelle immagini di Keith Haring l’arte si manifesta come gesto, azione pubblica, pratica collettiva. Ferrara non documenta l’opera finita, ma il processo, l’energia che attraversa il corpo dell’artista e quello degli altri. Ogni fotografia rimanda a un prima e a un dopo, a una scena più ampia che eccede il perimetro della singola immagine”.

“Questa attenzione al corpo come luogo di relazione attraversa tempi e contesti diversi e trova un contrappunto nelle fotografie dedicate alle Matres Matutae di Capua. Le antiche figure frontali, compatte, sedute con il bambino in grembo, non sono semplici reperti archeologici: sono presenze. Corpi che custodiscono altri corpi. Se prima il corpo è azione e movimento, qui è permanenza, tempo sedimentato, generando un cortocircuito tra ritualità e contemporaneità, tra memoria e presente. Anche nei lavori realizzati tra gli anni Settanta e Ottanta con i femminielli napoletani, il rapporto nasce da fiducia e prossimità; le figure non vengono esibite ma interrogate. La fotografia non impone una lettura, ma apre uno spazio di relazione. Negli anni successivi Ferrara interviene sulle stampe, tagliandole per ampliare lo sguardo, lasciando allo spettatore la possibilità di immaginare ciò che resta fuori campo. Le figure diventano frammenti, ma non perdono densità: continuano a vivere come parti del nostro quotidiano. Un’osservazione in cui il fotografo rimane dentro l’evento senza appropriarsene, senza spettacolarizzarlo, allontanandosi da ogni retorica. La fotografia diventa così un gesto di relazione prima ancora che di rappresentazione: un campo condiviso in cui etica ed estetica coincidono”.

Luciano Ferrara (Cimitile, Napoli, 21 agosto 1950) si avvicina alla fotografia nel 1964 come assistente e tecnico di camera oscura tra Napoli e Milano; dal 1970 lavora come freelance, usando la fotografia come strumento di documentazione sociale e di controinformazione. Dagli anni Settanta collabora con testate italiane e internazionali, sviluppando una ricerca visiva capace di raccontare la marginalità contemporanea. Il suo lavoro indaga Napoli e i suoi quartieri popolari, le lotte di studenti e disoccupati, il mondo del lavoro e le trasformazioni urbane, affiancando a questa ricerca un’intensa attività di reportage in contesti internazionali segnati da conflitti e mutamenti politici, tra Medio Oriente ed Europa dell’Est. A partire dal 1979 avvia una lunga e importante ricerca fotografica sui femminielli napoletani. Partendo dalle sue immagini, il regista Nando Balestra realizza nel 1982 il programma per la RAI Napoli, città immaginaria e nel 1984 il documentario Les Castrats, a cura di Carlos Allende. Nel 1989 fonda con Serena Santoro l’agenzia fotogiornalistica Nouvelle Presse. Nel 2001 coordina un ampio progetto editoriale ed espositivo sui movimenti globali, ricevendo il Premio Atri Fotografia per la Pace e la Libertà. Il suo lavoro è stato presentato in importanti sedi espositive in Italia e all’estero. Nel 2006 fonda l’associazione culturale Wine&Foto. È stato docente a contratto presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, ed è giornalista pubblicista. Nel 2025 inaugura l’Archivio Fotografico Ferrara a Napoli.

Norcia Online

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