Tra passato e futuro: le locandine storiche dello Sperimentale nell’era del digitale
La biblioteca comunale ha ospitato l’ultimo appuntamento dei Pomeriggi del Tls
di Lucia Cappuccino
Palazzo Mauri, sullo schermo si è rimesso in luce ciò che il tempo aveva nascosto. È stato questo il cuore dell’incontro nato dalla collaborazione tra il Teatro Lirico Sperimentale e le biblioteche Carducci e Carandente, nell’ambito del progetto di digitalizzazione promosso dalla Regione Umbria attraverso i fondi PNRR. Ad aprire il pomeriggio è stata Raffaella Clerici, archivista e direttrice del Centro Studi “Belli Argiris”, che ha guidato il pubblico in un viaggio attraverso l’evoluzione delle locandine teatrali: dall’Ottocento, quando ogni manifesto era uno specchio della vita del teatro, fino alle grafiche essenziali e fotografiche di oggi, dove l’immagine ha preso il posto delle parole.
Marco Rambaldi ha poi raccontato come la digitalizzazione sia diventata non solo una necessità archivistica, ma un atto di comunità: il progetto ha saputo costruire attorno a sé un piccolo miracolo social, dove giovani e adulti cercano insieme di decifrare angoli di una città ormai irriconoscibile, come detective affettuosi di un passato che non vuole essere dimenticato. Eva Gualdini, storica dell’arte, e Lorenzo Corsini, musicologo (entrambi dell’Università Roma Tre) hanno approfondito le metodologie tecniche del lavoro di catalogazione. Corsini ha anche regalato un momento molto toccante leggendo il testamento morale di Adriano Belli: parole dense d’amore per quel teatro che aveva fondato e che considerava, con pudore e orgoglio insieme, il “suo teatro”. Poi la musica ha preso la parola. Giorgia Cavaliere ha intonato ”l’Aria dei gioielli” dal Faust di Gounod, e dalla prima nota è apparso chiaro che quello a cui il pubblico stava assistendo non era semplicemente un’esibizione canora. Era teatro nel senso più pieno della parola. Bellissima, con una presenza scenica che riempiva lo spazio della biblioteca, Giorgia ha incarnato Marguerite con una naturalezza disarmante: il gesto della mano che sfiora i gioielli, lo sguardo che si illumina di meraviglia e vanità insieme.
A raccogliere il testimone è stato Joaquín Echave Cangemi, ventisette anni e una voce che porta già dentro di sé il peso dolce dell’esperienza. Con “Una furtiva lagrima” dall’Elisir d’amore di Donizetti, ha trasformato la sala in qualcosa di simile ad un sogno ad occhi aperti. Ogni nota sembrava scorrere piano, come appunto quella lacrima di Adina, colma di un amore grande. Accompagnati al pianoforte con discrezione magistrale dal Maestro Lorenzo Tomasini, i due giovani artisti hanno concluso una serata che si è rivelata un link tra antiche note e la contemporaneita del digitale.






