Riaperta al culto la chiesa di Santa Anatolia
Investiti 590.000 euro per sanare le lesioni prodotte dal sisma del 2016 e riportarla all’antico splendore
“O gloriosa ed invitta Anatolia, al tuo nome ogni fronte s’inchina, salve o grande, o sublime, o divina, a te l’inno sospiro del cuor”. Dopo quasi dieci anni nella chiesa di Santa Anatolia in Santa Anatolia di Narco è risuonato l’inno della giovane patrizia romana Anatolia, martirizzata a Tora il 10 luglio 251 per aver rifiutato il matrimonio per consacrarsi a Dio. Infatti, domenica 17 maggio 2026, Ascensione del Signore, l’arcivescovo Renato Boccardo ha presieduto la Messa per la riapertura del luogo di culto, chiuso a seguito dei terremoti del 2016. Con il Presule hanno concelebrato i sacerdoti in servizio nella Pievania dei Santi Felice e Mauro: don Luis Vielman, pievano, e don Sebastiano Urumbil. Tantissimi i fedeli presenti, tra cui il sindaco Tullio Fibraroli, altri primi cittadini dei Comuni limitrofi, i consiglieri regionali Paola Agabiti in Urbani e Stefano Lisci, il dirigente scolastico dell’Istituto Omnicomprensivo Cerreto-Sellano Giovanna Ridente, rappresentati dell’Ufficio speciale alla ricostruzione, autorità militari, progettisti e tecnici. La liturgia è stata animata dalla corale di Sant’Anatolia.
“La fede – ha detto monsignor Boccardo – è un modo di vivere, è una scelta, una decisione. Non è un obbligo, né tanto meno uno slancio di emozione o di generosità. La fede comporta delle scelte difficili e complicate. E spesso, come i discepoli sul monte in Galilea, siamo dubbiosi. Ad essi, però, fragili e poco affidabili, – uno addirittura lo ha tradito e gli altri sono scappati – Gesù affida il compito di continuare la sua missione. Dio non sceglie i perfetti, prende le persone così come sono. In questa domenica dell’Ascensione ci viene quindi ricordato che se la fede non è raccontata e condivisa poco a poco diventa sterile e si spegne. Noi, poi, oggi siamo qui e ritroviamo questa chiesa: è bella e ricca di storia, ma non può essere solo un monumento. Ritrovarla vuol dire abitarla, utilizzarla per accogliere il dono della grazia del Signore. Facciamo in modo che questa chiesa sia sorgente dove attingere la forza per andare nel mondo e fare discepoli tutti i popoli. Lasciamo che la Parola del Signore diventi un impegno rinnovato alla serietà della vita cristiana, là dove siamo. Non dobbiamo avere paura, facciamo vedere che siamo cristiani, certi di quanto ci ha detto Gesù: io sono con voi ogni giorno fino alla fine del mondo”.
I lavori di restauro e consolidamento della chiesa sono stati coordinati dal seguente gruppo di progettazione: arch. Riccardo Rosati per la parte architettonica; ing. Francesc Cortesi, dello studio Resi Ingegneria, per la parte strutturale; perito industriale Sandro Cimarelli per gli impianti; arch. Consuelo Caputo per il restauro; Luca Castrichini restauratore. I lavori sono stati ed eseguiti dalla ditta Napla di Santa Anatolia di Narco. Sono stati investiti 590.000 euro lordi, provenienti dalla struttura commissariale alla ricostruzione post sisma. Il primo intervento ha riguardato la copertura sovrapposta al tetto centrale, realizzata nel XIX secolo per consentire l’accesso al campanile. Questa struttura gravava eccessivamente sulle parti sottostanti e contribuiva a generare una rotazione del tetto. La sua rimozione ha permesso di alleggerire e riequilibrare l’intero sistema strutturale.
Sulla copertura si è intervenuti anche attraverso la sostituzione delle saette delle capriate, mantenendo però le capriate originali, che sono state consolidate e recuperate nel rispetto della struttura storica dell’edificio. Sono state poi eliminate le coperture in elementi cementizi delle cappelle laterali, della sacrestia e del parlatorio, sostituendole con strutture più leggere in legno e, in parte, in acciaio. Contestualmente sono state consolidate tutte le volte. Gli stessi interventi di consolidamento sono stati eseguiti anche al piano terra: le volte del parlatorio, della sacrestia, della cappella laterale sinistra e della chiesa sono state rinforzate, riducendo in maniera significativa la vulnerabilità dell’edificio. Un intervento particolarmente importante ha riguardato le murature dell’abside. Esternamente, dal tetto fino a terra e fino al campanile, sono stati inseriti numerosi tiranti antiespulsivi, senza però compromettere l’affresco absidale principale.
Al contrario, l’affresco è stato consolidato, pulito e in parte riportato alla luce alla luce grazie al prezioso lavoro del restauratore. Sempre seguendo questa logica di sottrazione, sono state eliminate anche quattro nicchie inserite nel corso del Novecento: due accanto all’abside e due lungo la navata centrale. Si trattava di elementi che avevano indebolito la struttura aumentandone la vulnerabilità. La loro rimozione ha consentito di restituire alla chiesa una configurazione più vicina a quella originaria quattrocentesca. A completamento degli interventi strutturali e conservativi, si è lavorato anche sulla ripresentazione estetica degli spazi interni, cercando un equilibrio rispettoso della storia dell’edificio e valorizzando gli elementi trecenteschi e quattrocenteschi ancora presenti negli affreschi. È stato inoltre effettuato uno studio illuminotecnico volto a valorizzare l’edificio storico e gli elementi artistici presenti all’interno della chiesa, in particolare gli affreschi.






