A Monteleoene il miracolo de “Lu Focone”

A Monteleoene il miracolo de “Lu Focone”

Antico rituale propiziatorio dei fauni, il falò quassi vuol dire appartenenza

Di Daniele Liberti

A 1100 metri d’altezza, nel cuore dell’Umbria più autentica, si rinnova ogni anno un rito antico che trasforma il gelo in un abbraccio collettivo.

C’è un luogo in Umbria, incastonato tra le pieghe dell’Appennino, dove la meteorologia, per una notte sola, sembra arrendersi alla forza dello spirito. Siamo a Monteleone di Spoleto, il “Leone degli Appennini”, un borgo di pietra sospeso a 1100 metri sul livello del mare. Qui, l’inverno non bussa con gentilezza: punge le guance, sferza i vicoli e cristallizza il respiro. Eppure, accade un prodigio puntuale ogni anno, quando il calendario segna la data del 9 dicembre.

In questa notte magica, l’aria pungente di montagna sembra improvvisamente farsi mite, riscaldata non da un’anomalia climatica, ma da un ardore che sale dalla terra al cielo. È la notte della Venuta, la celebrazione della traslazione miracolosa della Santa Casa di Maria da Nazareth a Loreto. Ma dimenticate i comuni falò, i pur suggestivi “focaracci” di sterpi e ginestre che punteggiano le colline tra Marche e Umbria. Quello di Monteleone è altro.

Tutto ha inizio con un gesto solenne: la benedizione del parroco. È solo dopo che l’acqua santa ha toccato la legna che la pira prende vita, consacrando il momento in cui la fede si fa calore tangibile.

In quella piazza, illuminata da scintille che salgono verso le stelle come preghiere incandescenti, non si celebra solo un rito religioso. Si celebra l’appartenenza. Attorno al crepitio della legna benedetta, tra canti che risuonano antichi e melodie popolari, scorre il vino e si condividono cibi della tradizione, sapori forti come la gente di queste montagne.

Eppure, questa meraviglia non si accende per caso. È il frutto prezioso di una tradizione tramandata con tenacia, di un impegno corale che coinvolge tutti, ma che deve la sua realizzazione soprattutto a un gruppo speciale: “QuelliChe LuFocoLoFanno”. Sono loro le braccia instancabili e l’anima operativa dietro la magia, i custodi di quel sapere pratico e di quella devozione che, anno dopo anno, costruiscono la luce capace di sfidare il buio.

“Lu Focone” del 9 dicembre ha il potere di sciogliere non solo la neve, ma le distanze. Chi vi partecipa, avverte chiaramente di non trovarsi in mezzo a una semplice sagra o a un evento turistico. Si ha la netta percezione di essere entrati nel salotto a cielo aperto di una grande famiglia allargata, una di quelle che forse, nel mondo frenetico di oggi, esistono ormai solo nei ricordi o nei sogni.

Lassù, dove il freddo dovrebbe regnare sovrano, il calore di quella comunità è tale da far dimenticare l’altitudine. Ed è così che, per una notte, il 9 dicembre diventa l’estate dell’anima di Monteleone di Spoleto.

Norcia Online

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